Sull'antidepressivo


Non posso dire sull'eroina. Andrea l'amava e la ama ancora adesso, anche se si è disintossicato fisicamente. Quando ne parla, infatti, gli si illuminano gli occhi. La droga toglie il male, leva la fame, lenisce il dolore, non fa sentire né il caldo né il freddo... più semplicemente, non fa sentire. La droga annulla. La droga spegne.  Andrea mi ha parlato molto dei magici poteri del brown sugar, mi ha parlato molto delle reazioni del fisico all'astinenza, ma non ho mai sentito una parola sulle cose perdute e poi riscoperte dopo la disintossicazione. Mai!

Io posso dire sull'antidepressivo: è come l'eroina, spegne tutto. Per quello stai bene.. Ohh!!! Se stai bene!!!! Non senti, non vedi, non piangi. L'antidepressivo uccide il bambino che è dentro di noi, levandoci la magìa e la curiosità sul mondo. Vediamo e sentiamo ma sono un vedere ed un sentire parziali, razionali, puramente limitati ai sensi. E' come se annullasse quel sacro legame tra organi di senso ed emozioni. Tutto il nostro essere è qui e ora, non è più collegato al passato. La sostanza è come l'anello per Gollum, il quale affermava di aver dimenticato il sapore del pane, il rumore degli alberi, la delicatezza del vento, il proprio nome. Così gli odori non ci evocano più che siamo stati bambini, al gusto non è più permesso di ricordarci le nostre prime torte o le ciliegie rubate sugli alberi, e le nostre tanto amate canzoni si trasformano in piacevoli rumori, accompagnati da parole senza molto significato.

Non proviamo emozioni, non c'è più empatìa, siamo solo dei corpi, delle menti inerti che vanno avanti per inerzia, senza spinta e, quindi, destinati a fermarci. La cosa incredibile è che facciamo fatica ad accorgercene di tutto ciò. Siamo sollevati dalle preoccupazioni, quasi nulla tocca il nostro inconscio. L'antidepressivo nasconde molto bene i nostri mostri e, se decidiamo di non voler più beneficiare di questo privilegio, dobbiamo sapere che la sospensione di tale sostanza non può avvenire bruscamente da un giorno all'altro, ma deve essere dolce, lenta, un poco per volta, un giorno dopo l'altro. Dobbiamo riabituarci al nostro essere autentico, al nostro sentire il mondo e noi stessi, soprattutto. L'antidepressivo tolto senza accortezza da un giorno all'altro causa la sindrome da sospensione, un trauma tremendo che resterà nella memoria di chi lo prova: è come sopravvivere ad un naufragio. I nostri mostri riemergono con violenza e noi non siamo pronti, così il nostro livello di allerta aumenta, aumenta, aumenta fino a mutilarci nel corpo e nella mente. Invalidanti i dolori muscolari, invalidante l'aggressività, la confusione, la rabbia. Siamo immersi in una bolla che distorce. Chi non ha assunto di persona queste sostanze non dovrebbe essere libero di prescriverle ad altri.

Al contrario, se la sospensione è misurata, accorta, graduale, il risveglio è dolce e meraviglioso, ce ne accorgiamo quando i nostri occhi riescono a far uscire qualche lacrima per qualcosa che abbiamo visto o sentito o, addirittura, per qualche ricordo che, timido, riaffiora in superficie come una rana riemerge dal fango dopo un letargo durato molti, troppi mesi.

A. F.